Martedì 17.00 – 18.00
Costo mensile di € 30 + iscrizione annuale di €5

Premessa generale

Perché fare teatro con i bambini?

Che l’istinto alla teatralità rappresenti qualcosa di intimamente legato alla natura umana, è dimostrato dai nostri comportamenti quotidiani, a partire dai bambini che giocano ad imitare la vita dei grandi, impersonandone i ruoli e creando situazioni talvolta molto complesse e strutturate, quelle che in teatro sono chiamate col nome di improvvisazioni; fino a tutti quei rituali collettivi praticati dagli adulti come il calcio o il grande evento rock, in cui gestualità, uso del corpo e della voce assumono un carattere palesemente extraquotidiano.
Se ci si chiede perché l’essere umano abbia bisogno di queste attività, che sono palesemente legate al rito, da cui nasce appunto il teatro, si comprendono anche le ragioni che determinano l’utilità della pratica teatrale.
L’evento calcistico o il concerto, come la sagra del paese o il carnevale rappresentano momenti catartici, in cui l’essere umano risponde al suo bisogno di rappresentare se stesso, di affermare la propria identità culturale e di nutrire la propria creatività.
Come afferma il noto psicologo Donald Winnicott: “È la percezione creativa più di ogni altra cosa che fa si che l’individuo abbia l’impressione che la vita valga la pena di essere vissuta”.
Fin dai primi anni di vita il bambino ha bisogno, per un sano sviluppo emotivo e comportamentale, di stabilire un rapporto creativo con l’ambiente circostante. Nella fascia d’età che va dai due ai sei anni, egli dirige la propria attività ludica verso il gioco simbolico, nel quale trae piacere dal rappresentare qualcosa che al momento non è presente, ma appartiene alla vita affettiva del bambino. In questo modo il piccolo crea una propria realtà fantastica in cui un oggetto diventa il simbolo di un altro oggetto.
Per il bambino dai tre ai cinque anni perciò, giocare ad impersonare il ruolo della mamma, del papà o di un personaggio fiabesco ha un forte valore dai punti di vista simbolico e cognitivo poiché attraverso di esso, egli si allena alla vita da adulto. Esso inoltre, rappresenta il naturale approccio alla conoscenza e all’apprendimento, nonché alla socializzazione e alla relazione con i compagni di gioco.
E’ proprio da questa propensione al gioco simbolico e dalla coscienza dei processi in esso contenuti, che il nostro teatro parte, rafforzandone gli strumenti, nel rispetto delle singole attitudini, attuando in tal modo un percorso di crescita individuale e collettiva che esalti le singole personalità e le capacità di condividere un’esperienza di creazione con il gruppo.
L’utilizzo di testi letterari come le fiabe di diversi autori contribuirà inoltre allo sviluppo di una primissima motivazione all’interesse per la narrativa e la drammaturgia : un approccio che, attraverso l’impersonalizzazione di ruoli, sarà attivo e partecipato.
Il calarsi in ruoli differenti permetterà ai piccoli utenti di sperimentare diverse identità per lo più costituite dagli archetipi contenuti nelle fiabe e modi diversi di agire la realtà, confrontandoli con i propri.
Il lavoro sulla parola a partire dai testi su cui sceglieremo di lavorare contribuirà allo sviluppo di nuove competenze linguistiche. Inoltre, sul piano dell’emotività il teatro, soprattutto per ciò che concerne il momento della performance pubblica, aiuta a scoprire e superare stati di pudore, vergogna, rossore, paura oppure verificare la completa padronanza e gli effetti rassicuranti del senso di sé.
Fondamentale sarà il lavoro sul corpo e, attraverso il canto, sulla voce, intesi come prolungamento del corpo stesso. Il corpo in teatro assume delle valenze particolari: esso libera la potenzialità di diventare altro da sé, di essere veicolo di emozioni, alla scoperta di una plasticità libera dalle costrizioni sociali che oggi incatenano l’uomo ad una banalizzazione del corpo, vissuto spesso nel mondo degli adulti, solo dal punto di vista estetico, della salute, della prestanza fisica e della bellezza.
Lo sviluppo di queste competenze tuttavia può avvenire soltanto se la pratica teatrale è svolta in modo tale da motivarne i partecipanti.
Per ciò che concerne i bambini fino ai cinque- sei anni, la motivazione a svolgere una qualunque attività nasce soltanto dal piacere che essi traggono da essa.
Il mantenimento del piacere è fondamentale per fare in modo che i bambini apprendano con agilità, attivando importanti processi apprenditivi e maturativi. Il gioco rappresenta la principale fonte di piacere per il bambino ed è proprio da questo che noi partiremo per permettere a ciascun utente di imparare divertendosi.

Nel gioco vengono sviluppate le abilità e le strategie necessarie per eseguire l’esercizio….Il gioco è democratico! Chiunque può giocare! Tutti possono imparare attraverso il gioco! Il gioco stuzzica e stimola la vitalità,risvegliando la persona nella sua interezza-mente e corpo, intelligenza e creatività, spontaneità e intuizione- quando tutti, insegnanti e allievi, mantengono l’attenzione sul momento presente.” (Viola Spolin)

Il gioco del teatro verrà svolto, quindi, in un atmosfera ludica e rilassata, dove nessun bambino si sentirà giudicato e ciascuno avrà un suo ruolo a seconda delle proprie attitudini. In tal senso la performance aperta al pubblico rappresenterà un’occasione in cui ciascuno potrà partecipare alla realizzazione di scene, costumi e cimentarsi in attività che, pur facendo parte del teatro, non riguarderanno solo la recitazione, così da scoprire e valorizzare le attitudini di ognuno.

Destinatari

Il laboratorio è rivolto a gruppi di bambini dai tre ai sei anni.
Durata: Il laboratorio è strutturato da ottobre a maggio, 1 incontro settimanale della durata di 1 ora.

Azioni di intervento

Il laboratorio si svolgerà in tre fasi.

Prima fase

Osservazione del gruppo, analisi del contesto e delle problematiche con l’aiuto delle educatrici, sviluppo relazionale tra conduttore del laboratorio e bambini, attraverso l’utilizzo di tecniche di animazione che desteranno l’attenzione dei bambini e semplici giochi che contribuiranno alla creazione di un clima magico e, nello stesso tempo, disteso e divertito. In questa fase si trarrà spunto inoltre dai giochi di teatro di Viola Spolin, nota regista e trainer americana.

Seconda fase

Sviluppo del laboratorio, scelta dei temi su cui lavorare, in linea con il POF e con le esigenze della classe, espletate dalle educatrici.
Lavoro sul corpo-voce: drammatizzazioni di movimento su musica legate ai temi, agli elementi naturali e ai personaggi della storia scelta o scritta direttamente con i bambini.
In questa loro età notevole importanza avrà la psicomotricità e il lavoro figurativo e simbolico.
Si utilizzeranno in questa fase le tecniche di mimèsi della natura di Orazio Costa Govangigli, che coinvolgono sia la voce che il corpo, esercizi di improvvisazione di Viola Spolin.
Un lavoro attento sulle emozioni, i pensieri e la loro espressione.

Terza fase

Sulla base del lavoro svolto, si procederà alla costruzione di una lezione aperta, a cui potranno partecipare i genitori, come spettatori o aiutati dai propri figli ad interagire e partecipare alla lezione.

IMPORTANTE: Volutamente NON è uno spettacolo, negli anni abbiamo preferito lasciare spazio al percorso senza creare un’ansia da prestazione deleteria, lo scopo non è creare attori o mostrare quanto sono bravi, sono già bravi! I bambini non hanno nessuna esigenza di mostrarsi e di essere “giudicati”. Tanto meno è necessario far vedere ai genitori come hanno speso i soldi, avranno modo di vedere l’evoluzione del proprio bambino.
Lo scopo sono i BAMBINI nella loro complessità, evoluzione e crescita.